IMOLA SEGRETA: programma di inserimento di opere d’arte nelle aree verdi e nei percorsi storici  della città.
tesi di Chiara Benni 

La città di Imola appare in generale come una città ricca di verde: i maggiori viali sono alberati,  in ogni quartiere sono presenti una o più aree verdi di uso pubblico, vi sono due parchi extraurbani  di notevole pregio arboreo, e viene riposta molta cura nell’organizzare a verde quei piccoli spazi  urbani, come ad esempio le rotonde, che spesso, rimanendo irrisolti, danno l’impressione di  sciattezza.

Se però si pone uno sguardo più attento, ci si accorge che appena varcata la soglia, ormai  immaginaria, delle vecchie mura, il verde quasi d’improvviso scompare e rimangono qua e là timide  fioriere in cemento e sporadiche zone di verde attrezzato. Di questo non si può che incolpare la  storia che ci insegna che nella crescita urbana di Imola, così come è accaduto per la maggior parte  delle città europee di antica origine, si è verificato il riempimento di tutto lo spazio disponibile entro  le mura.

E’ bene ricordare che queste ultime sono state abbattute solo nel 1911 e che fino ad allora,  nonostante ci sia stata una seppur timida crescita della città all’esterno, la popolazione trovava  spazio per tutte le attività che la riguardavano all’interno di esse; va da sé che la non costante  crescita della popolazione con la conseguente necessità di nuove abitazioni, ha fatto sì che nel corso  dei secoli il tessuto urbano entro le mura si sia saturato. Al deficit di verde che si presentava nei  secoli passati all’interno della città, era posto rimedio organizzando nelle corti dei palazzi orti e  giardini che spesso ospitavano essenze esotiche e di notevole pregio.

Proprio in questo ultimo contesto vuole inserirsi il mio intervento.

Molti di questi giardini non esistono più: di alcuni è visibile l’antico disegno sulle carte storiche più  dettagliate, di altri rimangono descrizioni negli atti notarili di successione; altri invece sono  sopravvissuti grazie ad un’attenta manutenzione che però ha spesso comportato la trasformazione  del disegno originario. Il mio intento di creare un percorso artistico nel centro storico, trova appunto  spazio all’interno di alcune corti che verranno per l’occasione trasformate: se il verde è ormai  scomparso, verrà progettato il suo ripristino, se il verde è già presente verrà valorizzato.

La forma d’arte che intendo utilizzare è la scultura che attraverso i secoli e i diversi artisti ha  dimostrato di meglio prestarsi per un connubio con il verde.

Le corti interne dei palazzi avranno così occasione di essere scoperte dal distratto cittadino così  come dal curioso turista: ad unirle ci sarà l’arte, a separarle la singolare bellezza diversa per ognuna  di loro. Le sculture avranno un’insolita location che potrà valorizzarle ma anche renderle ancora più  incomprensibili al profano osservatore. Il mio intervento vuole avere un target più ampio possibile:  è rivolto al cittadino che in questo modo ha occasione di scoprire parti della città a lui sconosciute,  al turista che ha l’opportunità di conoscere una città attraverso una nuova chiave di lettura, a tutti coloro che apprezzano l’arte indistintamente, sia essa scultorea, topiaria, di progettazione del verde,  o semplicemente arte.

Il mio percorso ha come primo scopo quello di creare une cultura del verde anche all’interno del  centro storico, dove ormai le corti sono diventate solo parcheggi; questa cultura non dovrà però  essere casuale o sporadica, dovrà al contrario coordinarsi: a questo scopo serve l’arte che diventa il  filo conduttore del progetto; occorrerà pensare anche ad un modo per caratterizzare i palazzi sulla  facciata, di modo che chi vi si imbatta casualmente può facilmente riconoscere l’iconografia del  percorso. Il mio non vuole essere un progetto concluso, ma vuole essere un input, che spero venga  colto; il percorso è perciò ampliabile a tutti coloro che si vogliano inserire nel progetto migliorando  le loro corti anche con l’arte.

Fonti di ispirazione

La mia prima fonte di ispirazione è stata la Val di Sella (Trento) dove dal 1986 si svolge una  biennale d’arte contemporanea (Arte Sella). La particolarità di questa iniziativa è che l’artista  progetta la sua opera in funzione di uno spazio nel bosco da lui stesso scelto e la realizza con i  materiali che la natura gli offre. In questo modo il visitatore, seguendo il percorso indicato nella  cartina, ha la possibilità di ammirare le diverse sculture nel loro habitat naturale, perché è lì che  sono nate.

Quello che ho voluto riproporre con il mio progetto è il fatto che così come il bosco che ospita le  sculture viene vissuto in modo diverso e insolito attraverso l’arte, così gli spazi verdi di una città  possono essere valorizzati attraverso l’inserimento di opere d’arte. Quindi così come ad Arte Sella  viene indicato un sentiero artistico attraverso il bosco, così io propongo un percorso artistico  attraverso il verde urbano.

Un’altra esperienza a cui mi sono ispirata è il museo all’aperto di Angelo Biancini a Castel  Bolognese. Con questa iniziativa la città ha accolto fra le sue piazze, strade e viali alcune importanti  sculture di Angelo Biancini, suo illustre compaesano morto nel 1994; le opere che decorano la città  rappresentano un ideale percorso attraverso la storia dell’arte dell’artista, seguendo la sua  evoluzione artistica dagli anni ’30 fino alla morte. Passeggiando per la città è possibile ammirare  statue che si confondono fra gli alberi dei viali, opere che impreziosiscono la piazza centrale e  sculture che segnano le porte d’ingresso al paese come a introdurre i viaggiatori di passaggio a  fermarsi un momento a contemplare. Il talento di Biancini, è la perfetta integrazione tra arte e  paesaggio, infatti i suoi capolavori sono ormai divenuti parte integrante degli scenari e delle  prospettive urbane di Castel Bolognese.

La città, con i suoi spazi urbani, diventa quindi vero e proprio museo e luogo di mostra; allo stesso  modo ho pensato di proporre un programma di esposizione di opere d’arte scegliendo, fra i tanti  spazi urbani che una città può offrire, le corti di alcuni antichi palazzi e i giardini storici del centro.  In ultimo, ma non per questo meno importante, la città di Parigi è stata per me una fonte di  ispirazione molto grande. Passeggiando per la città alla ricerca di quel tal museo da visitare o quel  tal monumento da fotografare, mi sono imbattuta in numerosi giardini, sia pubblici che privati, tutti  ben curati e nella maggior parte dei casi vi era installata un’opera d’arte, fosse essa un monumento  o una scultura fine a se stessa; e questo è, a parer mio, il riflesso di una mentalità che si è  tramandata attraverso i secoli e le diverse amministrazioni: la cura del verde rende più bella e  vivibile la città, e se il verde ospita un’opera d’arte tanto meglio. E anche questo spirito contribuisce  a far di Parigi una città meravigliosa a prescindere dalla presenza di grandi ed importanti opere  come il Louvre, Notre Dame o la Tour Eiffel.

Il percorso e l’analisi delle mete

Dopo aver analizzato il tessuto storico della città ho deciso come articolare il percorso; partendo  dalla volontà di comprendere alcune delle antiche strade romane, ho scelto un gruppo di edifici  interessanti per le loro caratteristiche storiche, architettoniche e di presenza del verde che si  trovavano appunto sull’antica centuriazione.

Gli edifici scelti sono delle più svariate tipologie; essi sono la Rocca Sforzesca, un padiglione  dell’ex ospedale psichiatrico L. Lolli, il convento delle ex Capuccine, palazzo Machirelli, il  complesso di S. Francesco, palazzo Sassatelli poi Monsignani, i complessi conventuali dei SS.  Nicolò e Domenico, palazzo Berti Ceroni, palazzo Ginnasi, Palazzo Calderini, palazzo Codronchi –  Marchi, Chiesa di S. Maria in Regola, Casa dei Conti della Bordella poi Gandolfi, palazzo Zozzini,  palazzo Vescovile.

Le vie che compongono il percorso, sono caratterizzate da una modesta larghezza, e i palazzi che vi  si affacciano sono alti almeno 10 metri; alcune di queste strade appartengono alla zona a traffico  limitato, altre invece no, ma poiché il percorso è abbastanza esteso, non sarebbe possibile renderlo  esclusivamente pedonale.

Per ogni edificio scelto ho provveduto a produrre una scheda dettagliata comprendente le principali

vicende storiche che ne hanno caratterizzato la vita, la cartografia storica, il rilievo dello stato  attuale del giardino sia in pianta che in sezione, foto storiche e attuali.

Programma di intervento e input progettuali

Dopo la prima fase di analisi del soggetto di tesi, sono passata a sviluppare quello che è il  programma di intervento, ovvero quel programma secondo cui si renderebbe attuabile  l’organizzazione del percorso d’arte nel verde facendo riferimento a quelle che sono le attuali  normative in materia di restauro e risanamento dei giardini storici. Nello specifico ho sviluppato il  programma definendo per ogni palazzo il tipo di degrado a cui è soggetto il giardino, la modalità di  intervento più appropriata per intervenire, l’uso attuale e progettuale del giardino, eventuali  prescrizioni specifiche.

Quattro delle quindici mete del percorso sono di proprietà comunale e proprio queste sono state  l’oggetto dell’ultima fase della mia tesi. Si tratta della parte progettuale in cui vengono date  indicazioni di come organizzare il verde e di come inserire le sculture, attraverso piante, schizzi,  riferimenti ad esperienze già percorse da altri professionisti.

Quest’ultima parte è volutamente limitata alle sole proprietà comunali perché scopo finale della tesi  era quello di realizzare un progetto spendibile da parte dell’amministrazione; come voi sapete  l’ambito in cui l’amministrazione comunale ha maggiore autonomia è proprio quello di sua stretta  competenza, va da se che siano state scelte per l’approfondimento progettuale proprio le proprietà  comunali.

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